25/01/2026
Addio a Nazzareno «Nazza» Canuti, difensore del Genoa dal 1983 al 1985
Sabato 24 gennaio 2026 è deceduto a Cinisello Balsamo, comune della città metropolitana di Milano, all’età di 70 anni (compiuti nove giorni prima, essendo nato a Bozzolo, in provincia di Mantova, domenica 15 gennaio 1986) Nazzareno «Nazza» Canuti, difensore centrale (all’epoca, essendo quello che marcava il centravanti avversario, veniva chiamato «stopper», mentre il compagno di squadra che agiva alle sue spalle per «dare una mano» ai marcatori era definito «libero»). Dopo essere cresciuto nelle giovanili dell’Internazionale, squadra di cui era tifoso e nelle fila della cui prima squadra aveva esordito a livello ufficiale nella partita persa 0-1 domenica 22 giugno 1975 in casa contro il Bologna, aveva giocato con essa sei campionati, disputandone da titolare quattro (solamente nel primo e nell’ultimo non era nell’«undici»-base), durante le quali conquistò con i compagni di squadra le edizioni 1977/1978 e 1981/1982 della Coppa Italia e quella 1979/1980 del Campionato. Poco più di dieci giorni dopo la retrocessione in Serie B nel 1982 del Milan («condannato» dalla famosa rete «in extremis» di Mario «Marietto» Faccenda a Napoli domenica 16 maggio che aveva dato la salvezza al Genoa, altrimenti soccombente per peggior «classifica avulsa negli scontri diretti» nei confronti della compagine meneghina a parità di punti in classifica) era passato alla società rossonera, che voleva, come sarebbe riuscita a fare, tornare immediatamente nella massima serie, con Giancarlo «Gondrand» Pasinato e Aldo «Aldone» Serena in comproprietà con diritti di riscatto in cambio del prestito con diritto di riscatto della comproprietà al sodalizio neroazzurro di Fulvio Collovati, che un mese e mezzo dopo si sarebbe laureato in Spagna campione del mondo con gli Azzurri guidati da Enzo «il Vecio» Bearzot. Non essendo stati esercitati i diritti di riscatto, i tre calciatori tornarono all’Internazionale, che «mise sul mercato» il solo Canuti, che era «chiuso» da Collovati. Dopo aver rifiutato il trasferimento all’Avellino, Canuti accettò di buon grado per quella che sarebbe stata la sua prima esperienza professionale al di fuori del capoluogo della Lombardia, di andare al Genoa, optando per stabilirsi a Genova-Nervi anziché nella sua «seconda casa» a Lavagna per le difficoltà a livello di tempistiche che avrebbe incontrato per raggiungere il campo di allenamento, sito a Sant’Olcese. In una intervista – Il Nazza del calcio – rilasciata al sito web “Il Nobile Calcio” (pubblicata sabato 17 agosto 2024) alla domanda “La tua carriera poi è continuata al Genoa; che ricordi hai?” di Flavio Ciasca, Canuti rispose: “A Genova sono stato molto bene. Ricordo che la mattina a Nervi incontravo tanti anziani tifosi rossoblù che mi dicevano di voler vincere la Stella. Il Genoa è una società gloriosa che merita di stare in Serie A sempre e quest’anno [sic!; l’anno scorso] per fortuna [vi] è tornato. Professionalmente inoltre [posso ritenermi soddisfatto, perché] ho avuto grandissimi allenatori quali Luigi Simoni e Tarcisio Burgnich.”.
La prima stagione agonistica in cui Canuti disputò cinque partite in Coppa Italia e ventuno in Campionato si concluse amaramente, nonostante i dodici punti raccolti – in perfetta «media inglese» – nelle ultime otto giornate (dopo che nelle prime ventidue ne erano stati conquistati solamente tredici), con il Genoa, retrocesso per peggior «classifica avulsa negli scontri diretti» nei confronti della Lazio (risultò determinante il calcio di rigore concesso dall’arbitro Pietro D’Elia di Salerno all’“Olimpico” domenica 29 gennaio 1984 per un inesistente sgambetto di Paolo Benedetti al biancoceleste Lionello «er Cicoria» Manfredonia e trasformato da Vincenzo «Vincenzino» D’Amico per il definitivo 2-1 a favore della compagine capitolina).
Dopo il passaggio – a stagione agonistica terminata – della guida tecnica da «Gigi» Simoni a «Roccia» Burgnich, il Genoa, in un clima di grande contestazione della tifoseria nei confronti del presidente Renzo «ö scio Rensö» Fossati, che venerdì 21 giugno 1985 avrebbe ceduto il sodalizio rossoblù ad Aldo «Aldone» Spinelli sr., Canuti affrontò il suo secondo campionato «cadetto» della sua carriera con speranze di immediato ritorno nella massima serie nettamente inferiori, ma certamente non scarse, rispette a quelle che aveva avuto due anni prima quando era stato ingaggiato dal Milan: durante quel campionato la squadra rossoblù offrì un rendimento discontinuo, concludendolo al sesto posto con nove punti di distacco (all’epoca venivano assegnati due punti per ciascun incontro vinto) dal Bari, che fu la squadra promossa con il piazzamento più basso (terza posizione). Canuti giocò in quella che fu la sua ultima stagione agonistica con il Genoa quattro partite in Coppa Italia e ventinove in Campionato. Se fosse rimasto, avrebbe ricomposto con il «libero» Graziano «Bino» Bini la coppia centrale difensiva di parecchi campionati all’Internazionale; invece, andò al Catania (vi militò per un triennio, a livello di Serie B, amaramente conclusosi con una retrocessione in Serie C1, prima di tornare in Lombardia per giocare un campionato nel 1988/1989 con la Solbiatese, che conquistò la promozione in Serie C2) con il calciatore di cui Bini avrebbe preso il posto, Claudio Onofri.
Stefano Massa
(membro del Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893)