Addio al grande portiere Lorenzo «Paratutto» Buffon, per trent’anni ultimo genoano a vestire la maglia della Nazionale Italiana - Fondazione Genoa 1893

Addio al grande portiere Lorenzo «Paratutto» Buffon, per trent’anni ultimo genoano a vestire la maglia della Nazionale Italiana

Addio al grande portiere Lorenzo «Paratutto» Buffon, per trent’anni ultimo genoano a vestire la maglia della Nazionale Italiana

Vista la veneranda età di quasi novantasei anni al momento del decesso, avvenuto a Latisana, in provincia di Udine, martedì 25 novembre 2025, ci si può rammaricare che la vita di Lorenzo «Paratutto» Buffon (cugino di primo grado del nonno di Armando Buffon, portiere di riserva del Genoa nella Serie
C 1970/1971 e nella Serie B 1971/1972, e di secondo grado del nonno del grandissimo estremo difensore della Nazionale Italiana, in cui con centosettantasei presenze è il giocatore in testa a quella classifica, Gianluigi «Gigi» Buffon sr.), nato in un altro paese in provincia di Udine, Majano, giovedì 19 dicembre 1929, non si sia conclusa un paio di giorni prima, perché questo gli avrebbe consentito di avere nella splendida «cornice» del “Giuseppe Meazza” nella serata del derby Internazionale-Milan il
minuto di raccoglimento alla memoria e il tributo delle tifoserie rossonera (fu il «custode della porta del Diavolo» negli anni Cinquanta con trecento presenze e 357 reti subite in partite ufficiali – la prima in quella di Campionato vinta 5-1 a “San Siro” contro la Sampdoria domenica 15 gennaio 1950 e l’ultima
in quella di Coppa Italia persa 0-1 dopo i tempi supplementari alla “Civica Arena” di Milano con il Como mercoledì 16 settembre 1959, e vincitore dei Campionati 1950/1951 – dopo quarantaquattro anni dall’ultimo conquistato dal più antico sodalizio calcistico milanese tra quelli ancora in attività –, 1954/1955, 1956/1957 e 1958/1959 e di due edizioni – quelle del 1951 e del 1955 – della prestigiosa Coppa Latina, riservata alle squadre italiana, francese, spagnola e portoghese vincitrici dei campionati appena conclusi) e neroazzurra (tre stagioni agonistiche – 1960/1961, 1961/1962 e, con conquista dello Scudetto, 1962/1963 – con novanta presenze e 83 reti subite in incontri ufficiali).
Come era accaduto nella stagione agonistica precedente con Giorgio «Kamikaze» Ghezzi, che era «transito» nella Genova rossoblù, passando dalla «sponda» neroazzurra, in cui aveva militato fino al Campionato 1957/1958, a quella rossonera di Milano, a cui approdò nel 1959/1960, così, con percorso
opposto, accadde per Buffon, il quale, «separatosi» dal Milan per dissapori con il Direttore Tecnico del sodalizio rossonero, Giuseppe «Gipo» Viani, si trasferì al Genoa, che versava in una situazione di classifica drammatica (si trovava da solo all’ultimo posto, in conseguenza del fatto di aver perso le prime quattro partite casalinghe e due delle prime tre in trasferta, in cui aveva ottenuto una vittoria sul campo per 1-0 a Napoli, ribadita dall’assegnazione del 2-0 «a tavolino» per intemperanze del pubblico partenopeo). Domenica 1° novembre, quando il Genoa, la cui porta venne difesa come nelle partite precedenti da Lorenzo Piccoli, venne sconfitto 0-2 a Bergamo in Coppa Italia ed eliminato nell’Ottavo di Finale della competizione dall’Atalanta, Buffon era a Praga l’estremo difensore della Nazionale Italiana, quel giorno
sconfitta 1-2 dalla Cecoslovacchia in una partita di Coppa Internazionale. Sette giorni dopo, «dalle parti di casa», al “Moretti” di Udine, fece il suo esordio con il Genoa in una partita terminata 2-2 contro i bianconeri locali. Per ovvi motivi di prestigio e di ingaggi i grandi portieri militano quasi sempre nelle
squadre più forti, tra le fila delle quali devono dimostrare le loro qualità nelle rare occasioni in cui vengono impegnati: il Genoa, ultimo in classifica (come sarebbe stato anche al termine del Campionato), si trovava a poter disporre di quello che quattro anni prima (sabato 13 agosto 1955) al “Windsor Park” di Belfast in Gran Bretagna-Resto dell’Europa 1-4, partita celebrativa del LXXV anniversario di fondazione della Irish Football Association, aveva difeso la porta della selezione
continentale!
Domenica 13 marzo 1960 Buffon, per la quarta e ultima volta in rappresentanza del Genoa, che in centoquindici anni di storia della Nazionale Italiana ha a essa fornito due altri portieri – Giovanni «Ragno» De Prà, con diciannove presenze, e Mattia «l’Airone di Latina» Perin, con due –, difese al “Montjuich” di Barcellona la porta degli Azzurri, quel giorno sconfitti 1-3 dalla Spagna. Per poco più di
trent’anni, fino a sabato 22 dicembre 1990, quando allo “Tsirion Stadium” di Limassol Stefano Eranio nella partita di qualificazione – poi non ottenuta dagli Azzurri – alla fase finale in Svezia della Coppa Europa per Nazioni vinta per 4-0 fece contro Cipro il suo esordio assoluto nella Nazionale Italiana, fu
quella l’ultima partita con un genoano in campo.
Nell’ultimo periodo della sua breve militanza genoana, durante la quale giunse ad assommare venti presenze, Buffon visse per motivi diversi due giornate poco felici nell’area di rigore sottostante la Gradinata Nord dello stadio “Luigi Ferraris”.
Il primo episodio avvenne nel derby di ritorno (all’andata i blucerchiati, giocando in trasferta, avevano vinto per 2-1) di domenica 3 aprile 1960: al 19’ della ripresa, con il risultato bloccato sullo 0-0, su un non irresistibile tiro rasoterra da una decina di metri di Bruno «Pennellone» Mora, si tuffò, ma si fece passare sotto il corpo il pallone, «spianando la strada» al successo dei rivali cittadini per 3-0. Il giornalista di “Il Calcio e il Ciclismo Illustrato”, Eugenio Danese, che curava una sorta di fantacalcio «ante litteram», raccogliendo le valutazioni delle prestazioni dei giocatori delle diciotto squadre di Serie A fatte dai cronisti, in quell’occasione registrò per lui un 5. Undici giorni dopo il derby dalla rivista milanese venne pubblicata una classifica generale ruolo per ruolo, che era stata «cristallizzata» al termine di quella giornata così sfortunata per il portiere friulano, con il titolo – che si riferiva al ruolo di portiere, rimarcando la stranezza della circostanza, vista la situazione di classifica del Genoa – Il colmo: Buffon è primo! In quella generale (cioè indipendentemente da ciascun ruolo), Buffon, che aveva una media di 7,18, era preceduto solamente da quattro straordinari calciatori, nessuno dei quali nato in Italia: l’argentino naturalizzato italiano Enrique Omar «el Cabezón» Sívori (media: 7,36) della Juventus, gli svedesi Nils Erik «Liddas» Liedholm (media: 7,28) del Milan e Kurt Roland «Uccellino» Hamrin (media: 7,25) della Fiorentina e il gallese John «il Gigante Buono» Charles (media: 7,21) della Juventus. Anche se non gli era possibile realizzare la «missione» di salvare dalla retrocessione il Genoa, Buffon stava dimostrando tutto il suo valore! A fine Campionato Buffon, che era rimasto a quota 7,18, venne escluso, non avendo disputato almeno ventidue incontri, dalla classifica, che vide vincitore Sívori con 7,33, davanti al compagno di squadra Charles con 7,26 e al «trittico» svedese formato da Liedholm (7,25), da Hamrin (7,23) e dall’interista Bengt «Tacchino freddo» Lindskog (7,09).
Il secondo episodio ebbe luogo domenica 8 maggio 1960, quando il Genoa, che oltre a trovarsi in una praticamente irrimediabile situazione di classifica, era travolto dallo scandalo della presunta «combine» finalizzata a vincere l’incontro, poi perso 1-2, contro l’Atalanta a Bergamo domenica 17 aprile, che gli sarebbe costata dieci (poi ridotti a sette) punti di penalizzazione nel successivo campionato «cadetto», ricevette l’Internazionale. Dopo cinque minuti di gioco i neroazzurri passarono in vantaggio grazie a un calcio di rigore di Lindskog per un fallo, iniziato fuori dall’area di rigore, di Franco «il Tigre di Ronco» Rivara ai danni di Orazio Rancati. Il difensore rossoblù Giuseppe Corradi bloccò un tifoso che aveva scavalcato la recinzione della Gradinata Nord con l’intenzione di colpire l’arbitro Pietro Bonetto di Torino. Al 20’ del primo tempo Mauro «Bicicletta» Bicicli III, irregolarmente ostacolato al limite dell’area di rigore da Eros Beraldo e Giancarlo Pistorello, «franò» addosso a Buffon proteso in «uscita bassa», la qual cosa provocò un parapiglia tra i calciatori delle due squadre. A un certo punto, nel clima di esasperazione che stava vivendo la tifoseria rossoblù in quel periodo, un gruppo di facinorosi decise di farsi giustizia da sé, scagliando in campo corpi contundenti, uno dei quali – probabilmente un sasso – non raggiunse il bersaglio desiderato dal teppista che lo aveva lanciato, bensì il naso dell’estremo difensore del Genoa, che poco dopo svenne e dovette essere caricato sulle robuste spalle del massaggiatore Enzo Pelizza, il quale, dopo cinque minuti di interruzione del gioco, lo portò negli spogliatoi. Visto che all’epoca non erano contemplate dal regolamento le sostituzioni, andò in porta Pistorello, il quale non indossò la maglia che era difficile da togliere e perdipiù insanguinata del suo compagno di squadra, ma una tuta. Alla mezz’ora di quel burrascoso primo tempo la mezzala del Genoa «riciclatasi» portiere subì una rete da Bicicli III. Dopo l’intervallo Buffon fece rientro in campo e subì da Mario «Mariolino» Corso la terza segnatura interista al 36’, due minuti prima che Giorgio Carlo «Roccia» Dalmonte II, trasformando un calcio di rigore, segnasse la «rete della bandiera» per i padroni di casa, quella del definitivo 1-3. Pertanto, dal computo delle reti subite da Buffon nel Genoa ne va tolta una e, quindi, esse sono 25 anziché 26, a dispetto di quanto viene riportato nelle statistiche ufficiali. Alla famiglia Buffon vadano le più sentite condoglianze della Fondazione Genoa 1893.