Il 17 settembre di cent’anni fa il Genoa vinse 2-0 a Praga contro lo Slavia - Fondazione Genoa 1893

Il 17 settembre di cent’anni fa il Genoa vinse 2-0 a Praga contro lo Slavia

Il 17 settembre di cent’anni fa il Genoa vinse 2-0 a Praga contro lo Slavia

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Domenica 26 aprile 1903 il Genoa, restituendo la visita di domenica 1° marzo 1903, quando nella prima amichevole internazionale tra squadre di club disputatasi in Italia, aveva vinto 6-0 contro Il Vélò-Club Nice, s’impose per 3-0 nella città della Costa Azzurra in quella che è stata la prima trasferta di una squadra italiana all’estero. Nell’estate del 1923 i rossoblù di «Mister» William Thomas «Billy» Garbutt, freschi vincitori del titolo nazionale (al termine di un Campioanto straordinario con soli sei pareggi e nessuna sconfitta in ventotto incontri), attraversarono l’Oceano Atlantico, a nove anni di distanza dalle tournées sudamericane della Pro Vercelli e del Torino (nessuna delle due formazioni piemontesi campione d’Italia in carica, visto che a trionfare erano stati i loro corregionali del Casale), per andare a giocare tre incontri a Buenos Aires ed uno a Montevideo, mandando in visibilio le migliaia di emigranti liguri che poterono assistere alle esibizioni dei campioni d’Italia. Nei vent’anni che separarono cronologicamente quegli eventi il Genoa disputò molti incontri internazionali, ma tutti «a domicilio», soprattutto contro formazioni elvetiche, cui risultava tanto gradito il dolce clima della Liguria quanto probante la sfida a una delle formazioni più forti della Penisola, fuorché uno, sabato 17 settembre 1921, a Praga, contro lo Slavia.

Su quell’incontro di cent’anni nella capitale della Cecoslovacchia (stato nato alla fine della Prima Guerra Mondiale dalla dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico) le fonti a nostra disposizione sono davvero poche (non hanno avuto esito positivo i tentativi della Fondazione Genoa 1893 di avere da Praga materiale emerografico su quella partita amichevole, l’unica non ufficiale contro una squadra che il club calcistico più antico d’Italia avrebbe affrontato «la bellezza di» altre cinque volte – vittorie casalinghe del Genoa nella semifinale d’andata della Coppa dell’Europa Centrale 1938 per 4-2, vanificata dallo 0-4 al ritorno con «poker» dello straordinario attaccante austriaco naturalizzato cecoslovacco Josef «Pepi» Bican, e nel girone eliminatorio di Europa League 2009/2010 per 2-0 e pareggio «a reti bianche» nella partita di ritorno come era accaduto diciannove anni prima ad Andria nel girone di qualificazione alla finalissima di Mitropa Cup).

Il Genoa partì in treno all’alba di mercoledì 14 settembre 1921 (tra il viaggio di andata e quello di ritorno, che si concluse al termine di martedì 20 settembre, i rossoblù passarono quattro giorni all’interno di vagoni ferroviari!), convinto di affrontare tanto lo Sparta (che aveva maramaldeggiato a Marassi il giorno di Natale del 1920, imponendosi per 8-0 sui rossoblù, che in quel momento stavano attraversando una grave crisi di gioco e di risultati!) quanto lo Slavia, le due «eterne rivali» del calcio praghese, che esprimono rispettivamente l’anima popolare e quella borghese della «Roma del Nord», ma, in realtà, giocò solamente contro i biancorossi che rappresentano la parte orientale di Praga. Va ricordato come la Federazione Italiana Giuoco del Calcio avesse concesso una speciale autorizzazione ai due sodalizi boemi nel rispetto del loro sforzo organizzativo, perché da qualche settimana il Genoa era – come tutte le grandi società ed alcune medie dell’Italia Settentrionale (per un totale di ventiquattro) e quasi tutte quelle dell’Italia Centro-Meridionale – dissidente dall’«ortodossa» organizzazione calcistica nazionale, accusata di varare campionati dai formats mastodontici, a cui nelle fasi eliminatorie regionali aveva accesso una pletora di squadre davvero poco competitive che attualmente militerebbero in Serie B o in Lega Pro. Un po’ come sarebbe accaduto un secolo dopo con il poi fallito progetto di SuperLega Europea si venne a costituire su scala nazionale anziché continentale una federazione «scismatica» che, però, anche se solamente per una stagione agonistica prima che si ritrovasse un accordo con quella riconosciuta dalla Fédération International de Football Association per lo «snellimento» del Campionato, riuscì ad avere una sua regolare attività (il titolo nazionale conquistato nel 1922 dalla Pro Vercelli è stato successivamente riconosciuto valido come quello «ortodosso» della Novese nell’Albo d’Oro del calcio italiano). Quindi, almeno inizialmente (già a gennaio del 1922 la Nazionale Italiana mandò in campo una formazione con calciatori provenienti dalle due federazioni con sette undicesimi, quattro dei quali genoani, che giocavano nel campionato «scismatico»), la «frequentazione» dei sodalizi calcistici «dissidenti» da parte di squadre straniere era punita con quei severissimi provvedimenti minacciati qualche mese fa dall’Union of European Football Associations alle società che avessero intrattenuto rapporti con quelle che avrebbero costituito la Super League.

La «comitiva» genoana che partì alla volta di Praga era guidata dal cassiere e «factotum» Ernesto Ghiorzi e dall’allenatore Garbutt e si avvaleva di quindici calciatori: Giovanni «Ragno» De Prà ed Italo Ricci (portieri); Rinaldo Morchio, Renzo «il figlio di Dio» De Vecchi e Daniele «Scimmietta» Moruzzi (terzini); Ottavio Barbieri, Luigi «Luigin» Burlando, Ettore Leale, Giacomo Bergamino II e Giovan Battista «Baciccia» Traverso I (mediani); Edoardo «Dino» Mariani, Celeste «Enrico» Sardi I, Edoardo Catto, Angelo «Baletta» Dellacasa I, Augusto Bergamino I e Giovanni Battista Rebuffo (attaccanti). A dimostrazione di quanto spesso certi vagheggiamenti dei «bei tempi andati» poggino su dei «luoghi comuni» e siano nella realtà infondati, quello che vuole che le «rose» delle squadre fossero un tempo definite con largo anticipo rispetto all’inizio del campionato è smentito dal fatto che in quella del Genoa che giocò nella Prima Divisione del Campionato della Confederazione Calcistica Italiana 1921/1922 non figuravano Ricci, Bergamino II e Traverso I, che dopo il viaggio a Praga «si accasarono» rispettivamente al Livorno, allo Spezia e all’Andrea Doria.

«In calce» a questo articolo verrà presentata la ricopiatura completa del «diario di viaggio» di un calciatore rossoblù, la cui identità è celata dallo pseudonimo Zeta, che venne pubblicato nel secondo numero (Ottobre 1921) della rivista sociale “Genoa Club”, che «accompagnò» tutta quella stagione agonistica «eterodossa» degli uomini di Garbutt. Oltre al risultato favorevole al Genoa della partita (dalla presentazione dell’incontro amichevole di domenica 25 settembre 1921 sul “Campo del Genoa”, per la prima volta circondato da una rete metallica, con la Juventus, che si sarebbe imposta per 2-1, fatta dal quotidiano genovese “Il Piccolo” si viene a sapere che il successo arrise al Genoa in terra boema per 2-0) si evincono molti particolari gustosi di quella trasferta di cent’anni fa di giovanotti inesperti di terre straniere quanto delle lingue diverse dall’italiano ed attratti da beni di consumo quali le sigarette Macedonia, i cibi e gli alcolici, che dovrebbero essere evitati dagli atleti, ma che sono attraenti per molti ragazzi (non si dimentichi che ufficialmente i calciatori dell’epoca erano dei dilettanti e, anche se molti di loro ricevevano dei compensi «sottobanco», non potevano avere delle mentalità da professionisti come quelli, lautamente pagati, dei nostri giorni!).

 

Stefano Massa

(membro del Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893)

 

Cosas de Czecoslovacchia

(Diario di ricordi di uno che c’è stato)

 

Mercoledì 14 – ore 6 – La carovana rosso-bleu è partita allegra e spensierata, talmente spensierata che, solamente troppo tardi (oltre Milano), viene in mente a Ghiorzi che fra tutti noi non c’è alcuno che parli correntemente il tedesco. La terribile constatazione è propagata. Ma… c’è un ma… infatti Mariani salta sù [sic!] e in quattro e quattr’otto ci spiattella cinque o sei parole che nessuno capisce. Fra lo stupore generale il simpatico Dino spiega, questa volta in italiano, che lui sa il tedesco.

Avrei voluto avere una macchina fotografica per ritrarre, e farvi vedere poi, il gesto di gioia che Ghiorzi ha fatto alla strabiliante notizia. Immaginate: piccolo salto sui due piedi, contemporaneamente le due braccia si alzano; una mano, la sinistra, raggiunge la testa, lisciando i capelli, l’altra vorrebbe fare lo stesso, ma una forza superiore la costringe a sostare a tre quarti di altezza, e…. voi mi capite…. una parte della riserva per la Boemia è sparita….

Ore 11 – Siamo tutti invasi dalla gioia. Mariani si allena…. al tedesco e scrive le frasi più importanti su dei pezzetti di carta.

Ore 21 – Frontiera! Visita doganale.

Giovedì 15 – Ore 10 – Monaco. Ci colpiscono l’accurata pulizia e il perfetto ordine. Ah! quei tedeschi! Dobbiamo cambiar treno e partire subito. 10 forse 5 minuti di sosta: e dobbiamo anche prendere i biglietti per Praga.

Io, Mariani l’interprete e il cassiere, ci precipitiamo giù dal treno in cerca della biglietteria. Fermiamo il primo ferroviere che incontriamo e… Mariani ha perduto il bigliettino con la frase tedesca preparata. Due minuti di affannose ricerche…. momenti terribili poi Dino prende il coraggio a due mani e…. Trum parapa zum zum…. Io non ho capito niente, cioè sì, ho capito che Mariani ha domandato al ferroviere dove si trova il bureau dei biglietti. Infatti questo gentilissimo, ci fa segno di seguirlo. Siamo tutti e tre contenti. Bravo l’interprete!…. Il ferroviere si ferma davanti a una porta e ce la indica…. restiamo di sasso…. su quella porta stavano scritte due lettere mastodontiche…. W. C….. fuggiamo inorriditi, lanciando fulmini in italiano. Ah! Dino! La provvista di Ghiorzi scema a vista d’occhio. Per fortuna una donnetta ci viene incontro…. e parla la nostra lingua. Hurra! [sic!] Ci sono tre minuti di tempo. La donnetta si perde in discorsi lunghi e noiosi…. ci dice che è addetta alla Protezione della Giovane (piacere tanto, in quel caso non ne abbiamo bisogno) e dopo tanto – finalmente! – si decide ad accompagnarci a quella benedetta biglietteria. Con una rapidità fenomenale il nostro Cassiere esaurisce questa operazione e…. saliamo in vagone, mentre il capostazione dà il via al treno, come un qualsiasi Colombo lo dà al Giro d’Italia.

Ore 16 – Nonostante lo smacco di Monaco abbiamo sempre molta fiducia in Mariani interprete. L’allegria è al colmo avvicinandosi alla mèta.

Ore 20,30 – Giunti!!! Molta folla alla stazione…. in procinto di partire! Ci vengono incontro dei signori. Saluti, strette di mano, presentazioni (chi ci ha capito niente [sic!]?) ecc.. De Vecchi parla imperterrito il suo Milanese e Mariani, foglietti alla mano, ride e parla animatamente in lingua straniera. Io, stufo di ridere scioccamente e dire Ja, Ja, mi allontano un momento, e mi fermo sotto un quadro riproducente la fotografia di un uomo con gli occhiali, fotografia che avevamo osservato già in tutte le stazioni di fermata cecoslovacche. Leggo sotto «Wilson». Mentre sto pensando chi può essere quell’individuo lì, mi si accosta Mariani e con seria convinzione mi spiega l’enigna: Vedi? Quello lì è quello che inventò il treno a vapore! L’ho ringraziato. Adesso mi spiego…. Ho chiamato subito Bergamino e Leale e glie [sic!] l’ho detto anche a loro…. Mi hanno riso sulla faccia e preso in giro. Chi sa perché? Eppure qualche pezzo grosso delle ferrovie a vapore, dev’essere quell’individuo cogli occhiali! C’era in tutte le stazioni! Ho pensato che sia il Ministro dei trasporti ferroviari. Forse ho indovinato! ma non l’ho detto a nessuno per paura di farmi rider dietro di nuovo.

Sono ritornato fra i compagni in tempo per vedere un signore più signore degli altri che mostrava a Ghiorzi un telegramma. Ahimè! cioè Ahinoi! ho detto: qui c’entra la Figc…. ne son sicuro…. e infatti il gesto di rabbia di Ghiorzi (simile a quello di gioia di Milano) mi illumina subito la mente meglio che una lampadina di 100 candele. All’uscita osservo la provvista indispensabile del nostro cassiere. Solamente una…. mignola parte è intatta. Come farà in seguito.

Ore 21 – Scendiamo all’Hotel. Hotel Monopole. Per fortuna che qui quasi tutti parlano il francese. Non faccio per vantarmi, ma io in questa lingua sono molto forte…. son sicuro di farmi onore. Ho girato per cercare delle Macedonia. Mi hanno risposto che non sanno che cosa siano! Eppure le Macedonia non sono Monopolio?

Ore 22 – Andiamo a dormire tutti. Siamo stanchi del viaggio.

Venerdì 16 – ore 9 – Mi sono alzato più stanco d’ier sera. Tutta la notte non ho fatto che andare a caccia di… ciimici di cui l’hotel è pieno…. Ce n’è proprio il monopole…. Anche tutti gli altri mi hanno detto di aver sostenuta [sic!] una lotta notturna con quegli animaletti. Protestiamo energicamente presso il proprietario il quale…. furbo lui!…. dorme fuori.

Ore 11 – Usciamo per una passeggiata aperitiva. Il più alto dei nostri goal-keepers che parla bene il francese si ferma dal portinaio dell’albergo e gli dice: Monsieur, donnez moi des francobols pour les cartoléns. Io credo che abbia sbagliato. Non so bene però. Certo che ho visto il sullodato portiere ridere forte.

Mariani si ferma in tutti i negozi, grandi e piccoli, e fa calcoli difficili (mi sembra anche delle divisioni). Qui la roba, per l’affare del cambio costa un po’ meno e siccome lui fra poco si sposa e mette su casa, pensa a fare acquisti. Andiamo a prendere il vermouth. È Renzo che offre. Bravo Renzo! Il nostro capitano ha però l’inavvertenza di parlare in milanese. Così il cameriere ci porta, invece di vermouth, una bibita amara qualunque, discreta però!

Ore 12,30 – Andiamo a pranzo. Sappiamo che domani dobbiamo giuocare con lo «Slavia». Il match col [sic!] lo «Sparta» è sfumato.

Un bel pianoforte è nel salone. I tre halfs [sic!] attaccano subito una sonata a sei mani…. deliziosa…. fantastica…. Mi sembra di sentire l’orchestra di Toscanini. Peccato che Mister Garbutt li abbia fatti cessare.

Ci sediamo a tavola. Due soli panini, su ogni tavolino? Possibile!

Mi spiegano che l’usanza nordica è così. Intanto io con altri due abbiamo fatto requisizione per tutti i tavolini della sala. Gli altri si sono contentati di imparare la parola tedesca «Brot» (pane) e tutti i momenti si sente gridare dei Brot che sembrano cannonate!

C’è un half che si lamenta della mancanza di pastasciutta, e non mangia. Cioè mangia…. eccome…. forse più di noi, ma solamente caffè-latte e panini gravidi.

Ore 15 – Visitiamo la città. Molto bella. Per poco non resto sotto un tram!

Sabato 17 – ore 1 – Siamo andati a dormire.

Ore 10,30 – Mi sono alzato ben riposato e bene in forza per il match di oggi. Stanotte le cimici mi hanno dato meno fastidio.

Ore 15 – Abbiamo giocato e vinto. Viva il Genoa! Viva l’Italia! Alla fine del match il pubblico ci ha dato dei leggeri schiaffi e ci ha tirati [sic!] i capelli! A me, ne hanno strappato una trentina così che, adesso la mia «mascagni» non è più così elegante! Faceva furore a Genova! M’hanno detto ch’era una dimostrazione di simpatia, Speriamo che non ce ne facciano un’altra.

Domenica 18 – ore 17 – Abbiamo visto giocare lo «Sparta» col «Rapid». Bellissima partita. 30.000 persone e incasso in ragione. A noi però hanno dato un brutto posto per vedere.

Lunedì 19 – ore 10 – Ripartiamo per l’Italia. Alla stazione troviamo tanta gente, ma anche quella…. partiva! Mi era [sic!] trovato già paura perché credevo che fossero venuti per farci un’altra dimostrazione di simpatia.

Mi sono fermato di nuovo davanti al ritratto di quel Wilson e mi sono più che mai convinto che sia il Ministro dei Trasporti; o, in ultima ipotesi, il Direttore delle ferrovie cecoslovacche. Credo però nella prima supposizione.

Marianin è carico di roba acquistata per il prossimo matrimonio.

Martedì 20 – ore 6 – Frontiera! I Doganieri volevano far pagare il dazio (?) alla roba di Mariani, ma lui ha detto delle parole tedesche (adesso si è perfezionato) di cui si è capito solo «fussball» e così non ha pagato.

Poi ci ha spiegato di aver fatto passare la sua roba come oggetti vinti in premio per i matches; furbo Marianin!

Ore 24 – Siamo arrivati a Genova Principe!!! Gioia…. allegria…. Poi ha me ha preso un po’ di nostalgia…. Non si stava mica male lassù. Io non ve l’ho detto, ma c’erano delle donne tanto carine a Praga….

 

ZETA.