Addio ad Ardico Magnini, il grande terzino destro degli anni Cinquanta per un biennio al Genoa - Fondazione Genoa 1893

Addio ad Ardico Magnini, il grande terzino destro degli anni Cinquanta per un biennio al Genoa

Addio ad Ardico Magnini, il grande terzino destro degli anni Cinquanta per un biennio al Genoa

Ardico Magnini

In poco più di due mesi sono deceduti cinque ex calciatori del Genoa: le morti di Luigi «Gigi» Simoni, Mario «Mariolino» Corso e William «Carburo» Negri si sono inserite tra la prima di Giovanni Battista «Gianni» Odone e l’ultima (avvenuta a Firenze venerdì 3 giugno 2020) di Ardico «il leone dello Scudetto viola» Magnini, che sono stati gli unici ad aver superato i novant’anni d’età (Magnini era nato a Pistoia domenica 21 ottobre 1928), contribuendo ad alzare la media dell’età di decesso della soprammenzionata mezza decina a più di ottantacinque anni.

Quando Magnini arrivò al Genoa non ancora trentenne nell’estate del 1958 dalla Fiorentina, si portava dietro un’ottima fama come terzino destro (sette stagioni da titolare, dopo la prima di apprendistato, quando giocava ancora in posizione di mezzala, in cui aveva fatto registrare comunque tredici presenze, tra le fila di una compagine viola mai così forte nella sua storia, e venti presenze – con due fasce da capitano – nella Nazionale Azzurra tra il 1953 e il 1957), che in quella che fu la sua unica esperienza in una squadra non toscana (aveva giocato all’inizio della carriera per tre campionati di Serie C tra gli arancioni della natìa Pistoia e disputò la sua ultima stagione agonistica tra gli azzurri del Prato in Serie B) trovò in rare occasioni nelle trenta partite ufficiali disputate (venticinque nel Campionato di Serie A e quattro in Coppa Italia nel 1958/1959 ed una sola nel Campionato di Serie A 1959/1960) conferma. Per dire del valore del calciatore (dotato di grandi doti acrobatiche, che trovarono rappresentazione grafica, quando oramai aveva «appeso le scarpette al chiodo» sulla copertina dell’Album delle Figurine Panini del Campionato 1963/1964 che ne immortalò una rovesciata di destro con la maglia della Nazionale Italiana, e di un calcio forte e preciso) nella sua lunga militanza alla Fiorentina (impreziosita dallo storico Scudetto del 1955/1956 – «immacolato» da sconfitte fino all’1-3 al “Luigi Ferraris” contro il Genoa all’ultima giornata, domenica 3 giugno 1956 – e dai secondi posti nei due successivi campionati e nella Coppa dei Campioni 1956/1957) è stato inserito nella seconda Hall of Fame del sodalizio viola ricevendo il Marzocco Viola, curiosamente nel giorno del suo ottantacinquesimo compleanno, dalle mani del terzino sinistro della Fiorentina Marcos «FrecciAlonso» Alonso Mendoza, il cui nonno paterno, Marcos «Marquitos» Alonso Imaz, era stato il portiere del Real Madrid nella finalissima di Coppa dei Campioni vinta contro i viola dalle «Merengues» giovedì 30 maggio 1957 nel proprio stadio “Santiago Bernabeu” per 2-0 con risultato sbloccato a venti minuti dalla fine da un calcio di rigore concesso dal signor Leopold Sylvayn «Leo» Horn di Amsterdam per uno sgambetto di Magnini ai danni di Enrique Mateos Mancebo, scattato in posizione di netto fuorigioco, un metro prima dell’ingresso nell’area di rigore e trasformato dal fuoriclasse argentino Alfredo «la Saeta rubia» Di Stefano, ed ha ricevuto lunedì 22 ottobre 2018 per i suoi novant’anni una pergamena e il Giglio di Firenze dal Consiglio Comunale della città capoluogo della Toscana.

Quando giunse al Genoa, Magnini, più abituato ad usare il «fioretto» che la «sciabola» per fronteggiare gli attacchi avversari, faticò a calarsi nel clima di una squadra che differentemente da quella da cui proveniva non frequentava i «piani nobili» della Serie A e che nei due precedenti campionati si era salvata dalla retrocessione all’ultima giornata. Nella stagione agonistica 1958/1959, a fronte di due reti segnate in due pareggi casalinghi per 1-1 (il provvisorio vantaggio contro la Triestina domenica 2 novembre 1958 al 4’ della ripresa con una «rasoiata» di destro da circa venticinque metri che si infilò nell’angolino basso sinistro e quella del pareggio contro l’Alessandria domenica 15 marzo 1959, sei minuti dopo il vantaggio per i grigi «firmato» da Tullio Oldani, a sette minuti dalla fine con un tiro di destro da circa diciotto metri nell’angolino basso destro sugli sviluppi di un calcio d’angolo), con cui eguagliò il suo record di realizzazioni in un massimo campionato stabilito nella sua ultima stagione in viola, Magnini fallì un calcio di rigore (respintogli sul fondo a Vicenza domenica 12 ottobre 1958 da Piero «Pierone» Battara, irregolarmente avanzato, prima della sua battuta, «a restringergli» lo «specchio» della porta fino al limite dell’area di porta – incredibilmente il signor Giuseppe Adami di Roma non fece battere nuovamente la massima punizione! – e tuffatosi sulla sua sinistra, che avrebbe dato il vantaggio al Genoa, che poi avrebbe «ribaltato» lo 0-1 con cui era andato negli spogliatoi con le reti nella ripresa di Paolo «Paolone» Barison al 21’ e di Cesare «Pel di carota» Maccacaro al 43’) e soprattutto non riuscì ad impedire molte segnature di attaccanti affidati alla sua custodia: tre reti – una delle quali in Coppa Italia – di Ezio «il trombettiere» Pascutti del Bologna, due dell’argentino Ernesto «Tito» Cucchiaroni della Sampdoria, di Egidio Morbello della S.P.A.L. e di Sergio Santelli – una delle quali in Coppa Italia – della Triestina, una di Carlo Novelli del Napoli, di Eliseo Zerlin I del Padova, di Gianfranco Petris della Fiorentina, dello svedese Arne Bengt «Raggio di luna» Selmosson della Roma e di Giancarlo «Pantera» Danova del Milan.

Nella stagione successiva, il Genoa, passato nell’estate del 1959 dalla guida tecnica di Annibale «il Dottor Sottile» Frossi alla «diarchia» dell’allenatore Ernesto Matteo «Gipo» Poggi II e del direttore tecnico Antonio «Toni» Busini III (che sopravvisse fino all’indomani della sconfitta interna per 0-2 contro il LaneRossi Vicenza di domenica 25 ottobre 1959, quando, avendo raccolto il Genoa nell’inizio di quella disastrosa stagione una vittoria e cinque sconfitte, venne assunto l’allenatore inglese Jesse Carver), il sodalizio rossoblù non diede più fiducia a Magnini (comunque rimasto in organico), acquistando come terzino destro dalla Juventus Giuseppe «Beppe» Corradi, che era stato titolare nella squadra bianconera che nel maggio del 1958 aveva conquistato per la prima volta nel calcio italiano la Stella d’Oro. Un infortunio (distorsione al ginocchio sinistro) occorso al difensore modenese domenica 7 febbraio 1960 nell’incontro vinto 1-0 dai rossoblù in casa contro la Roma diede l’occasione a Magnini di fare la domenica successiva il suo esordio nel suo decimo campionato di Serie A, che non fu seguito da altre presenze (quel giorno al “Comunale” di Bologna, nonostante il terreno allentato dalla pioggia, il suo avversario diretto Pascutti, autore di una doppietta nel 3-1 per i felsinei, sembrò avere le ali ai piedi).

Alla famiglia Magnini vadano le più sentite condoglianze della Fondazione Genoa 1893.

Stefano Massa