Addio a Mario «Mariolino» Corso, sfortunato fantasista del Genoa - Fondazione Genoa 1893

Addio a Mario «Mariolino» Corso, sfortunato fantasista del Genoa

Addio a Mario «Mariolino» Corso, sfortunato fantasista del Genoa

mario corso

A meno di un mese di distanza dalla morte di Luigi «Gigi» Simoni è deceduto sabato 20 giugno 2020 un altro «pezzo da novanta» del Genoa degli anni Settanta, Mario «Mariolino» Corso, che disputò con la maglia del Vecchio Grifone tra il 1973 e il 1974 ventitré partite di Serie A (con tre reti segnate) e cinque partite di Coppa Italia (con tre reti realizzate) e nel 1975 tre incontri di Serie B. Corso, solamente omonimo del friulano Antonio, attaccante rossoblù per sei stagioni agonistiche negli anni Cinquanta, aveva quasi settantanove anni, essendo nato lunedì 25 agosto 1941 a San Michele Extra, una frazione sud-orientale di Verona (grosso modo alla stessa latitudine, ma dalla parte opposta nella città scaligera, di Chievo), nella quale era nato anche un suo compagno di squadra nel biennio genoano, il portiere di riserva Antonio «Tony» Lonardi, e nelle fila della squadra della quale aveva disputato, agli albori dell’adolescenza, quindici partite (con due reti segnate) nel Campionato di IV Serie (la Serie D dell’epoca), prima di passare all’Internazionale con due compagni di squadra, il portiere Mario Da Pozzo (il futuro estremo difensore genoano del record in Serie A di 791 minuti nel Campionato 1963/1964, sopravvissuto per diciannove anni e tuttora assoluto per una squadra non vincitrice del Campionato) e il centrocampista Claudio Guglielmoni (che sarebbe stato una «bandiera» del Pisa degli anni Sessanta). Giunto nella Milano neroazzurra venerdì 20 giugno 1958, Corso fece nove giorni dopo il suo esordio, rilevando nel Biscione dopo l’intervallo proprio Guglielmoni, che aveva sbloccato il risultato dopo nove minuti di gioco, nella vittoriosa trasferta (per 3-1) sul campo del Simmenthal Monza e, alla seconda ed ultima presenza (si qualificò ai Quarti di Finale il Milan) in quel girone eliminatorio della Coppa Italia 1958 (che nell’anno della prima eliminazione dell’Italia dalla fase finale della Coppa del Mondo – all’epoca Coppa Rimet – tornava ad essere disputata dopo tre lustri di interruzione), segnò la sua prima rete nel 3-0 esterno a spese del Como di sabato 12 luglio. Dalla successiva stagione agonistica e fino a quella 1972/1973 (in totale quindici) Corso fu titolare nell’Internazionale, con cui vinse quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, giocando più di cinquecento incontri ufficiali e segnando quasi cento reti (la più importante delle quali fu senza dubbio quella che a dieci minuti dalla fine dei tempi supplementari sbloccò – e fissò – il risultato contro gli argentini dell’Independiente di Avellaneda nello spareggio della Finale di Coppa Intercontinentale allo stadio “Santiago Bernabeu” di Madrid di sabato 26 settembre 1964.

Il ritorno dopo cinque anni sulla panchina neroazzurra dell’allenatore argentino naturalizzato francese Helenio «il Mago» Herrera Gavillán, che era stato l’artefice negli anni Sessanta della lunga stagione della Grande Inter, ma non amava per incompatibilità caratteriale Corso (adorato, invece, dai Moratti, l’ormai ex presidente Angelo e suo figlio Massimo, che avrebbe vissuto nel 2010 l’epopea del «triplete» e che lo ritiene il calciatore più forte di tutti i tempi dell’Internazionale), spinse nell’estate del 1973 il trentaduenne talentuosissimo fantasista veronese a passare al Genoa, che, dopo otto anni di assenza, si riaffacciava sul massimo palcoscenico calcistico nazionale. Avendo vinto nettamente il campionato cadetto, il presidente Giacomo «Jack» Berrino e l’allenatore Arturo «Sandokan» Silvestri pensarono che la soluzione migliore fosse quella di mantenere l’organico della squadra con il solo discutibilissimo sacrificio del terzino goleador Mario Manera, ritenuto troppo «anarchico» tatticamente per una squadra che doveva lottare per la salvezza, e gli acquisti, oltre ad alcuni giocatori «di scorta», di due «grandi vecchi» dalle due formazioni milanesi come Corso e lo stopper Roberto «faccia d’angelo» Rosato I.

Nelle tre partite eliminatorie di Coppa Italia Corso entusiasmò i tifosi rossoblù, andando sempre a segno: su rigore (il primo tiro era stato respinto da Piero «Pierone» Battara, ma il portiere felsineo si era mosso prima, come non consentito dal regolamento dell’epoca, e ribadito, dopo il fischio dell’arbitro Ezio Motta di Monza, in rete da Corso) per il provvisorio pareggio nella partita persa in extremis a Bologna 1-2 mercoledì 29 agosto e con due sue classiche punizioni «a foglia morta» di sinistro quella del definitivo 1-1 sul campo della Reggiana (incredibilmente il portiere Rino Rado vide violata la sua porta nel giro di un minuto per due volte, visto che nella prima occasione l’arbitro Umberto Branzoni di Pavia non aveva fischiato la ripresa del gioco dopo aver fatto sistemare la barriera dei granata alla giusta distanza!) domenica 9 settembre e quella della vittoria casalinga per 1-0 – una settimana dopo la famigerata «partita del colera» persa dai rossoblù per forfait contro il Napoli (l’ex interista era stato uno dei meno intransigenti a sostenere la causa dell’impossibilità di giocare nel capoluogo della Campania) – sull’Avellino per 1-0 di domenica 23 settembre. Per uno strano scherzo del destino Corso si trovò ad esordire con il Genoa in Campionato affrontando a “San Siro” i vecchi compagni di squadra in una partita in cui gli ospiti, sostenuti da circa ventimila tifosi, riuscirono con una strenua difesa ad imporre il pareggio «a reti bianche» ai fortissimi avversari (quella domenica, in cui Corso, davvero frastornato dall’emozione e ben marcato da Adriano Fedele, giocò una partita non eccezionale, si concluse con una cena in un ristorante milanese in cui la sua vecchia società lo premiò alla presenza di molti calciatori  interisti per la quindicennale fedeltà ai colori neroazzurri). Dopo la sconfitta interna per 0-1 contro la Fiorentina e il pareggio a Vicenza per 1-1 (in cui era stato ben marcato dall’esordiente Fabrizio Gorin II) Corso, autore di altre due prove non all’altezza della sua fama, venne accantonato per un paio di partite in attesa che ritrovasse la forma migliore per poi essere riproposto nel derby di domenica 25 novembre 1973, malamente perso 0-2. La domenica successiva, quella dell’esordio assoluto di Roberto «o’ Rei di Crocefieschi» Pruzzo (complice una serata sette giorni prima non… di mesta meditazione sulla sconfitta nel derby da parte del centravanti titolare Antonio «Tony» Bordon!), Corso, approfittando di un’incursione sulla destra di Attilio Perotti sr. e di un suo pallonetto a scavalcare il portiere Claudio «Billy» Mantovani non definitivamente spazzato via dal terzino sinistro Paolo Ammoniaci, segnò a quattordici minuti dalla fine da pochi metri di sinistro la sua prima rete in Campionato con la maglia del Genoa (il vantaggio rossoblù durò soli cinque minuti, perché Giovanni «Topolino» Toschi fissò il risultato sull’1-1), Curiosamente le ultime due reti della sua carriera vennero segnate da Corso contro la squadra della sua città (la rete della vittoria casalinga contro l’Hellas Verona per 1-0 su calcio di rigore, battuto con palla nell’angolino basso sinistro e il portiere Giuseppe Porrino gettatosi sulla sua destra sotto la Gradinata Nord, domenica 20 gennaio 1974) e contro la squadra che gli aveva dato fama mondiale (la rete del provvisorio vantaggio nella partita pareggiata 1-1 al “Luigi Ferraris” domenica 2 febbraio contro l’Internazionale con un colpo di testa da una dozzina di metri su calcio di punizione dell’italo-venezuelano Denis Mendoza). Purtroppo domenica 10 marzo, tirando con minore angolazione rispetto a sette settimane prima un altro decisivo calcio di rigore sotto la Gradinata Nord, Corso si vide bloccare dal portiere della Juventus, Dino «SuperDino» Zoff, a cinque minuti dalla fine, il calcio di rigore che avrebbe dato al Genoa il meritatissimo 1-1. La «beffa» subita la domenica successiva nel derby pareggiato dalla Sampdoria, in superiorità numerica, all’ultimo assalto, minò il morale di Corso e compagni, che dopo aver perso 1-2 contro il Cesena sul campo neutro di Pisa, nelle ultime otto partite di Campionato ottennero prima due vittorie (1-0 a Cagliari e 2-1 in casa contro il Foggia) e poi sei sconfitte consecutive, facendosi agganciare a tre giornate dalla fine e scavalcare dopo la penultima dai blucerchiati (penalizzati di tre punti per un illecito sportivo nel precedente campionato), che sarebbero stati ripescati durante l’estate per gli illeciti sportivi di Hellas Verona e Foggia. A retrocessione matematicamente avvenuta, Silvestri affermò che l’inserimento di due giocatori dalla gloriosa carriera quali Corso e Rosato I aveva involontariamente fatto perdere quello spirito «garibaldino» che aveva contraddistinto la trionfale «cavalcata» del campionato precedente.

A trentatré anni, dopo sedici campionati consecutivi nella massima serie, Corso accettò la prospettiva di affrontare per la prima volta il campionato cadetto, continuando a vestire la maglia del Genoa, nel tentativo, andato a buon fine solamente nella stagione successiva, di riportarlo in Serie A. Dopo un sorprendente pareggio all’esordio in Coppa Italia al “Flaminio” per 2-2 contro i campioni d’Italia della Lazio domenica 1° settembre, i rossoblù ricevettero una settimana dopo al “Luigi Ferraris” la Roma. Sul risultato di 1-0 per i giallorossi a tre minuti dalla fine del primo tempo Corso, cercando di contrastare Piergiorgio Negrisolo a metà campo, riportò la frattura della tibia sinistra (lo stadio fu scosso dal rumore dell’osso spezzato, che fece ammutolire i presenti). L’esordio in Serie B avvenne, quindi, quasi cinque mesi dopo l’inizio del Campionato, quando venne schierato dall’ex compagno di squadra Simoni (alla terza partita da allenatore) domenica 23 febbraio 1975 nell’incontro casalingo vinto 1-0 con la S.P.A.L. fin dal primo minuto per poi essere sostituito al 12’ della ripresa da un altro grande giocatore degli anni Sessanta, Francesco «Franco» Rizzo, con il quale sette giorni dopo diede vita a una vera e propria accademia calcistica nel successo interno per 2-0 sul Brindisi con doppietta di Pruzzo (la prima rete su calcio di rigore, la seconda di testa su dosatissimo cross proprio di Corso). A “La Favorita” di Palermo domenica 9 marzo dopo un’ora di gioco la carriera di Corso giunse al capolinea, quando in un contrasto a centrocampo con il suo compagno di squadra nell’Internazionale cinque anni prima, Sandro Vanello, la gamba operata sei mesi prima cedette nuovamente e sarebbe risultato vano il tentativo di tornare in campo dopo la seconda operazione.

Alla famiglia Corso vadano le più sentite condoglianze della Fondazione Genoa 1893.

 

Stefano Massa

(membro del Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893)