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Genoa - Mantova
21/08/2008
Tutti i precedenti degli incontri a Marassi

I precedenti casalinghi del Genoa contro il Mantova 

N.

Data

Competizione

Incontro

1.

Domenica 11 aprile 1926

Campionato Italiano – Prima Divisione [Serie A]

Genoa-Mantova 3-1

2.

Domenica 13 novembre 1960

Campionato Italiano – Serie B

Genoa-OZO Mantova 2-4

3.

Domenica 14 aprile 1963

Campionato Italiano – Serie A

Genoa-Mantova 0-0

4.

Domenica 5 aprile 1964

Campionato Italiano – Serie A

Genoa-Mantova 1-0

5.

Domenica 15 novembre 1964

Campionato Italiano – Serie A

Genoa-Mantova 0-0

6.

Domenica 24 ottobre 1965

Campionato Italiano – Serie B

Genoa-Mantova 1-1

7.

Domenica 5 gennaio 1969

Campionato Italiano – Serie B

Genoa-Mantova 2-0

8.

Domenica 7 giugno 1970

Campionato Italiano – Serie B

(a FI) Genoa-Mantova 0-2

9.

Domenica 1° aprile 1973

Campionato Italiano – Serie B

Genoa-Mantova 3-0

10.

Venerdì 19 gennaio 2007

Campionato Italiano – Serie B

Genoa-Mantova 2-1

Il bilancio del Genoa negli incontri casalinghi con il Mantova

Partite

Vittorie

Pareggi

Sconfitte

Reti fatte

Reti subite

10

5

3

2

14

9

Giovedì 6 gennaio 1927 il Genoa violò il “Benito Mussolini” di Mantova, vincendo 3-1 nell’edizione mai portata a termine della Coppa Italia 1926/1927 (il torneo, che aveva avuto la sua «prima» nel 1922 limitata alle sole iscritte alla Federazione Italiana Giuoco Calcio – non, quindi, le formazioni più competitive, che facevano parte in quella stagione «scismatica» della Confederazione Calcistica Italiana – e vinta dal Vado, sarebbe stato ripreso nel 1935/1936 e, dopo essere stato disputato per otto edizioni, di nuovo sospeso, per tornare, mai troppo amato dagli sportivi italiani, dal 1958).

Quello è finora l’unico precedente a livello di Coppa Italia tra le due formazioni, ma, essendosi giocato a Mantova, non rientra in questa rassegna. Gli incontri di campionato tra le due squadre in casa del Genoa sono dieci, un numero relativamente esiguo, che permette di ripercorrerli tutti.Pur essendosi presentati come formazione «fanalino di coda» [n. 1] sul campo del Genoa, secondo nel Girone B alle spalle dei futuri campioni d’Italia della Juventus, gli azzurri mantovani avevano affrontato l’incontro senza alcun timore reverenziale, riuscendo a chiudere sull’1-1 il 1° tempo grazie alla rete di Andrea Domenico Preus al 43’ su azione di calcio d’angolo, che aveva riequilibrato lo svantaggio firmato al 25’ da Stefano Santamaria II. Ancora il fratello minore del ben più celebre Emilio Aristodemo aveva sfruttato al 1’ della ripresa un passaggio di Edoardo Catto, autore poi 20 minuti dopo della rete del definitivo 3-1 al termine di una prolungata azione individuale, che aveva posto fine alle ansie dei tifosi rossoblù (il Genoa aveva giocato l'ultima mezzora del 2° tempo in dieci per un infortunio a Luigi Scappini I). Da segnalare che la giornata era iniziata molto presto per i genoani, che avevano presenziato di prima mattina nella Basilica di Sant’Ambrogio alle esequie di Mario «Gheghe» Seghesio, il valoroso ventitreenne portiere dell’Andrea Doria (quel giorno prima alla mesta cerimonia e poi in campo a Torino, sconfitta 0-4 dai granata) morto il giorno precedente per i postumi di uno scontro di gioco con l’interista Guglielmo Tornabuoni I il 7 marzo e ricordato in maniera romanzata 24 anni dopo nella novella Il calcio da Vasco Pratolini. Come usava all’epoca, l’incontro a Marassi era stato fermato nel suo svolgimento – in quell’occasione al 10’ del 1° tempo dall’arbitro Ugo Essinger di Pisa – per osservare il minuto di raccoglimento.Dovettero passare 34 anni [n. 2] per rivedere a Marassi (non considerando lo spareggio contro il Siena, vinto 1-0, per la promozione in Serie B del 28 giugno 1959) il Mantova, che, nel frattempo, aveva cambiato da quattro anni, in onore dello sponsor petrolifero OZO, i colori sociali dall’azzurro al biancorosso. Se nel 1926 la visita dei virgiliani aveva fatto seguito di una settimana al successo rossoblù per 3-0 sul Parma, doveva sembrare di ottimo auspicio ai tifosi rossoblù dalla buona memoria il fatto che i «crociati» fossero stati sconfitti per 3-1 dal Genoa nel recupero della V giornata di quattro giorni prima. Ma proprio quella fatica infrasettimanale avrebbe avuto un decisivo ruolo negativo sulle sorti dell’incontro. Il Mantova e il Genoa avevano raccolto nei primi sette turni 10 punti, come Sambenedettese e Como, con la non lieve differenza che se i virgiliani capeggiavano con le due altre soprammenzionate squadre la classifica, … i rossoblù la chiudevano, dovendo scontare i 7 (inizialmente 10) punti di penalizzazione inflitti loro per il tentativo di «accomodamento» della partita a Bergamo (in effetti, persa 1-2) contro l’Atalanta del 17 marzo 1960, nel precedente Campionato di Serie A, conclusosi con la retrocessione. Dopo un primo vivace quarto di gara (due «botta e risposta» con altrettanti vantaggi genoani: Gastone Bean in rete al 2’, pareggio di Ettore Recagni al 12’, punizione vincente da circa 25 metri dell’italo-argentino Bruno «Petisso» Pesaola al 19’ e nuovo pareggio di Gustavo Giagnoni al 25’), nella ripresa il «piccolo Brasile» di Edmondo «Topolino» Fabbri salì in cattedra, dominando gli avversari sia atleticamente sia tecnicamente (come testimoniato dagli applausi dei ventimila del “Luigi Ferraris” al termine dell’incontro), durante la quale sfruttò un intervento maldestro di Eros Beraldo al 7’ su centro di Giagnoni e l’impreparazione del portiere Alfredo Franci al 38’ su velleitaria conclusione da circa 30 metri di Dante Castellazzi. Quella è a tutt’oggi l’unica partita casalinga del Genoa tra le 668 disputate in campionati inferiori alla massima divisione (33 di Serie B e 2 di Serie C) in cui la sua porta sia stata violata più di tre volte (per la cronaca, negli 894 incontri interni nella massima serie con risultato omologato la cosa si è verificata 16 volte).Un anno dopo il Mantova, promosso in Serie A nel 1960/1961 (a completamento di uno straordinario ciclo che lo aveva portato a passare dalla IV Serie alla massima categoria in quattro campionati), anche il Genoa ritornò tra le elette del calcio italiano. La domenica di Pasqua del 1963 andarono deluse le speranze dei tifosi rossoblù di… resurrezione [n. 3]. Le due squadre, impelagate nei bassifondi della classifica, restarono al termine di un incontro privo di reti e scialbo, con il Genoa proteso all’attacco, ma pericoloso solamente nei primi e negli ultimi minuti di gara, e il Mantova chiuso in difesa, a quota 24 punti alla pari del Modena e del Napoli, che sarebbe poi andato al termine dell’ultima giornata a fare compagnia alle già condannate Venezia e Palermo nella discesa in Serie B. Dal 12’ del 2° tempo, a seguito di uno stiramento che aveva colpito, dopo una sua conclusione a rete, Giovanni Bolzoni, il Genoa era rimasto praticamente in dieci, così come a tutti gli effetti il Mantova, quando, 11 minuti dopo, il signor Gastone Roversi di Bologna aveva indicato la via degli spogliatoi al futuro giocatore ed allenatore rossoblù Luigi «Gigi» Simoni per un plateale sgambetto a Bruno Baveni.Con una situazione di classifica leggermente migliore per le due squadre, a poco meno di un anno dall’incontro precedente [n. 4], (nella foto il gol di Gigi Meroni nell'aprile '64)

si ripropose il canovaccio del Genoa offensivista e del Mantova catenacciaro e pronto al contropiede. L’argentino Beniamino Santos aveva schierato all’ala sinistra Bean e al centro dell’attacco Luigi «Gigi» Meroni II, ben francobollato nel 1° tempo dal tedesco occidentale Karl Heinz «Wolkswagen» Schnellinger. All’inizio della ripresa, in un vertiginoso contropiede, Recagni, dopo aver saltato l’ultimo baluardo difensivo, il libero Antonio Colombo, prima di Mario Da Pozzo, aveva peccato di generosità quando si era trovato di fronte al portiere genoano, offrendo il pallone a Bruno Nicolè, che accorreva sulla destra, visto che l’ex juventino si era fatto precedere in spaccata da Giampiero Bassi. Al quarto d’ora scattò la legge non scritta del “goal fallito, goal subito”, quando il libero virgiliano e futuro allenatore in seconda del Genoa nelle gestioni di Simoni, Sergio Pini, alleggerì incautamente il pallone all’indietro a Dino Zoff, senza accorgersi che erano in agguato Bean e Meroni II: quest’ultimo, ricevuta la sfera dal compagno, aggirava il portiere e da posizione defilata realizzava la rete decisiva.L’ultimo incontro a livello di Serie A [n. 5] terminò senza reti. Il Genoa, che aveva esonerato da quattro giorni il tecnico brasiliano Paulo Amaral, sostituendolo con Roberto Lerici, e schierava – in posizione di centrattacco – per la prima volta Gianfranco «Zigo-goal» Zigoni, giocò una gara generosissima all’assalto del fortino virgiliano, ma fu penalizzato dalla presenza solamente teorica in campo dell’italo-argentino Marco «Chico» Locatelli a partire dal 27’ del 1° tempo, quando un’uscita con il ginocchio avanti di Zoff (del tutto simile a quella inflitta dal futuro capitano della Nazionale Italiana campione del mondo nel 1982 sei domeniche prima a un altro italo-argentino, lo juventino Omar «Cabezón» Sivori) gli aveva fratturato due costole e provocato una forte contusione lombare. Alla fine dell’incontro il Mantova restò ultimo con 2 punti, distanziato di tre lunghezze dal Genoa e dalla Lazio (l’unica delle tre formazioni che sarebbe poi riuscita ad evitare la retrocessione).Presentatosi con ben tre lunghezze di vantaggio [n. 6] sulle seconde Venezia e Catanzaro, un solo pareggio (la rimonta dal 2-0 al 2-2 subita in casa dall’Alessandria tre settimane prima) e sei vittorie, il Mantova, che voleva immediatamente riconquistare, come sarebbe riuscito a fare, la Serie A, scese a Marassi per affrontare in una giornata di gelida tramontana, di fronte a ventimila spettatori, il Genoa, che aveva avuto una laboriosa partenza ed era distanziato di sei punti. Dopo che Giagnoni aveva sorpreso con una conclusione da circa 30 metri Leonardo «Leo» Grosso al 40’ e Glauco Gilardoni aveva riequilibrato le sorti dell’incontro al 13’ della ripresa, deviando al volo alle spalle di Zoff una punizione di Mauro Bicicli, il Genoa, in dieci nell’ultimo quarto d’ora per la defezione dell’esordiente Piero Gonella, stroncato dai crampi, aveva dovuto resistere all’assedio finale dei virgiliani ed era stato salvato dall’arbitro Renzo Righetti di Torino, che aveva annullato una rete di Beniamino Di Giacomo per fuorigioco passivo dello svedese Torbjorn Jonsson.In ben diverse condizioni arrivò il Mantova a Genova nella prima partita dell’anno solare 1969 [n. 7]. Ultimo in classifica, venne sconfitto con il più classico dei risultati da due colpi di testa assestati al 6’ del 1° tempo da Riccardo Mascheroni III su traversone di Giordano Colausig e da Roberto Derlin al 4’ della ripresa sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto da Colausig. Il Genoa, che aveva raccolto solamente due pareggi negli ultimi tre turni casalinghi, poté così agganciare al terzo posto Bari e Como, fermati sul pari casalingo a reti bianche rispettivamente da Lazio e Reggiana. L’allenatore del Mantova, ultimo in classifica in coabitazione con il Cesena, Umberto Mannocci preferì rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente Andrea Zenesini, che affidò l’incarico al responsabile tecnico del settore giovanile – e fino all’anno prima capitano – del Mantova, Giagnoni, che si sarebbe dimostrato all’altezza, guidando la squadra a una tranquilla salvezza.Una delle giornate più tristi della storia del Genoa, quella della matematica retrocessione in Serie C, caratterizzò il successivo incontro [n. 8]. I calendari, all’epoca compilati a mano, ammettevano che una squadra potesse disputare i due ultimi turni in casa o in trasferta (la cosa non sarebbe poi più accaduta). Uscito sconfitto nello scontro diretto con la Reggiana la domenica precedente per 0-1, al Genoa, che aveva esaurito con quella gara i suoi incontri esterni, rimaneva il vantaggio di poter giocare le ultime due partite in casa per tentare di fare quattro punti, che, comunque, alla luce della classifica finale, non sarebbero bastati per evitare la retrocessione. Ma in quella disgraziata stagione solo 15 dei 19 incontri interni si poterono disputare a Marassi: dopo la squalifica del campo di tre turni, la più grave mai subita dal sodalizio rossoblù, a causa dell’invasione del terreno di gioco in Genoa-Cesena 1-2 del 16 novembre 1969, diretta in maniera invereconda da Rino Possagno di Treviso, venne aggiunta quella di una giornata per la sassaiola contro il pullman della squadra del Modena dopo il pareggio a reti bianche del 17 maggio 1970. Nello spettrale scenario dell’infausto “Comunale” di Firenze (teatro nel 1978 e nel 1995 di due altre retrocessioni – dalla Serie A alla Serie B – del Grifone), di fronte a un migliaio di spettatori, quasi tutti mantovani (i biancorossi riuscirono negli ultimi due turni solamente a dimezzare i due punti di svantaggio dal Catania, che si assicurò il terzo ed ultimo posto disponibile per la Serie A), i rossoblù, dopo un dignitoso 1° tempo, si piegarono nella ripresa alla deviazione sotto misura di Alberto Spelta al 4’ e alla fiondata su punizione a due dal limite di Lucio Dell’Angelo al 26’.Nel Campionato di Serie B 1972/1973 il Genoa, tornato nella cadetteria nel 1971, guidava la classifica, mentre il Mantova, appena retrocesso dalla Serie A, cercava, senza alla fine riuscirci, di evitare la seconda caduta consecutiva. L’esperto Alfredo Foni (allenatore vincitore di due titoli con l’Internazionale nel 1952/1953 e nel 1953/1954 e Commissario Tecnico dell’Italia dal 1955 al 1958 e della Svizzera dal 1964 al 1968), che aveva sostituito dalla XVIII giornata sulla panchina virgiliana William «Carburo» Negri, conscio della differenza di valori tra le due squadre (nei primi 26 turni il Genoa aveva raccolto 38 punti, esattamente il doppio di quelli del Mantova), schierò la squadra in maniera spregiudicata con il «tridente» d’attacco composto dall’ex interista Alberto Reif e dagli ex sampdoriani Ermanno «Bisontino» Cristin e Rocco Fotia [n. 9], rinunciando a difendersi ad oltranza (del resto, nessuna delle dodici squadre che in quel campionato erano scese a Genova ad affrontare i rossoblù prima del Mantova era riuscita a mantenere la porta inviolata). Dopo aver pagato pedaggio al 20’ del primo tempo alla “legge dell’ex” (rete di Simoni), il Mantova aveva cercato con insistenza il pareggio prima di alzare bandiera bianca nel finale di partita (Antonio «Tony» Bordon aveva trafitto l’ex genoano Da Pozzo di destro al 33’ e di sinistro al 43’).   Forte di una serie utile di undici partite, le ultime sei delle quali senza subire reti, e soprattutto del successo ottenuto sei giorni prima per 1-0 contro la Juventus (prima sconfitta della storia bianconera in un campionato non di massima categoria), il Mantova affrontò il Genoa nell’anticipo della XX giornata [n. 10] a trentaquattro anni dalla sua ultima esibizione genovese (è curioso notare che tra le finora penultima ed ultima esibizioni virgiliane a Marassi sia intercorso lo stesso intervallo di tempo che tra la prima e la seconda). Vero mattatore dell’incontro fu il difensore genoano Gaetano De Rosa, autore di una rete di testa al 17’ del primo tempo e di un’altra con una splendida girata al volo di destro nel cuore dell’area avversaria al 7’ della ripresa. La cronaca registrò anche un calcio di rigore respinto dal portiere mantovano ed ex genoano Pierluigi Brivio al 23’ del 1° tempo a Martins Bolzan Adailton e la tardiva «rete della bandiera» di Manuel Spinale al 48’ del 2° tempo. Quella vittoria casalinga del Genoa fu la prima di una serie di 11 consecutive (con 24 reti segnate e 5 subite), che risultò decisiva per la conquista della Serie A.

Stefano Massa (responsabile scientifico per gli studi sulla storia del Genoa per la Fondazione Genoa 1893)   


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